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La guerra ingiusta

La reazione di Israele non è proporzionata, è una carneficina. A dirlo non è l’artista di Sanremo di turno – come Ghali o Dargen D’Amico – ma, come riportano diversi organi d’informazione, il cardinale Pietro Parolin, dal 2013 segretario di Stato della Santa Sede, in occasione dell’anniversario dei Patti Lateranensi. Parole forti ma sempre più condivise dall’opinione pubblica: non a caso l’ambasciata di Israele presso la Santa Sede le ha definite “deplorevoli”.

Ovviamente il cardinale condanna l’antisemitismo e quanto è successo il 7 ottobre. Ma ciò che sta avvenendo a Gaza e a Rafah, uno stillicidio quotidiano, non può lasciare insensibili le coscienze.

Per quanto la conta delle vittime sia un’operazione atroce, a fronte dei circa 1.200 morti provocati da Hamas con l’attacco del 7 ottobre, soltanto a Gaza sarebbero state uccise circa 30mila persone da quella data ad oggi. E la conta non si ferma, purtroppo.

Il popolo che ha subìto il peggior crimine del Novecento da parte dei nazisti rischia di essere associato a ciò che più di qualcuno nelle manifestazioni di questi giorni in Italia sta definendo “genocidio”. L’antisemitismo in Europa rischia di lievitare anche per questi massacri.

Un gruppo di ebrei italiani, dal giornalista Gad Lerner al pittore Stefano Levi Della Torre al fisico Alessandro Treves alla scrittrice Joan Haim ha scritto collettivamente una lettera per la pace sottoscritta da 54 persone. “I massacri di civili perpetrati a Gaza dall’esercito israeliano sono sicuramente crimini di guerra: sono inaccettabili e ci fanno inorridire. Si può ragionare per ore sul significato della parola ‘genocidio’ ma non sembra che questo dibattito serva a interrompere il massacro in corso e la sofferenza di tutte le vittime, compresi gli ostaggi e le loro famiglie”.

Concordiamo. La violenza, da qualunque parte provenga, va sempre condannata. È necessario che la diplomazia si muova celermente per fermare questo inutile massacro.

Sessant’anni fa usciva l’enciclica “Pacem in terris” di Papa Giovanni XXIII: in quello storico testo, nel pieno dell’era atomica e del rischio di una terza guerra mondiale, si escludeva categoricamente che la guerra potesse portare giustizia. Insomma, non esiste alcuna “guerra giusta”.

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