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La “polveriera” del Medio Oriente

MamoneAnalizzare la situazione di un territorio vasto e complesso come il Medio Oriente, da sempre caratterizzato da ostilità palesi e sotterranee e da innumerevoli e fragili equilibri (anche economici), non è facile. Ma una cosa è certa: l’attacco del sunnita Isis alla sciita Teheran, in questo Ramadam di attivismo geopolitico internazionale e di sangue anche per l’Europa (del resto annunciato dagli uomini del Califfato negli ultimi comunicati), non promette alcunché di buono. E rappresenta un vero e proprio terremoto sociale (ed economico) nell’area.

Nel giro di pochi giorni, l’Arabia Saudita – spesso accusata di finanziare il terrorismo sunnita – è stata il palcoscenico dell’amichevole visita del presidente statunitense Donald Trump in versione principalmente anti-Iran, paese ritenuto dal neopresidente americano la culla del terrorismo islamista. Oro colato per l’Arabia. Se Obama aveva provato ad avviare, dopo almeno tre decenni di duri scontri, un processo di dialogo e di avvicinamento con l’Iran e in particolare con il suo presidente Hassan Rohani, tentando di archiviare la lunga stagione – iniziata proprio con la rivoluzione di Khomeyni – di minacce persiane ad Israele e agli Stati Uniti (e di azioni concrete attraverso il sostegno al fanatismo musulmano, ad esempio ospitando i dirottatori di aerei), Trump ha invece riacceso la miccia schierandosi apertamente con i sunniti arabi contro gli sciiti persiani.

Da parte sua il presidente iraniano Hassan Rouhani non s’è sottratto alla polemica americana rilanciando sugli armamenti nucleari. Nel corso della prima conferenza stampa a Teheran, subito dopo la sua rielezione, ha dichiarato apertamente che ogni volta che ci sarà bisogno di testare tecnicamente un missile “l’Iran lo farà senza attendere il permesso delle autorità americane”.

Insomma, il cambio di strategie alla Casa Bianca sul Medio Oriente non poteva lasciare indifferenti i Paesi sunniti e sciiti. Del resto Trump, con la visita in Arabia Saudita, è stato chiarissimo, presentando una proposta concreta e naturalmente “muscolosa”: corposi (miliardari) investimenti economici militari per combattere lo Stato persiano. L’industria delle armi, la prima al mondo, ovviamente ha dato il suo beneplacito. Non a caso all’indomani dell’incontro con l’inquilino della Casa Bianca, l’Arabia Saudita è diventata capofila – con Egitto, Emirati Arabi e altri Paesi fino addirittura alle Maldive – di una crociata anti-Qatar, con l’accusa di finanziare il terrorismo. L’attacco indiretto è ovviamente di nuovo all’Iran, alleato del Qatar perché la popolazione di entrambi i Paesi è sciita.

Anche qui, però, non vanno trascurati gli interessi economici. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, il vero motivo di questa azione di isolamento del Qatar sarebbe il gas. Doha è il più importante esportatore di gas naturale liquefatto, “quasi 80 milioni di tonnellate di produzione annua”, in gran parte acquistato dal Giappone e dai Paesi europei. E poco più di un mese fa il Qatar ha annunciato l’intenzione di sviluppare il più grande bacino di gas naturale da condividere con l’Iran. Un avvicinamento pericoloso per le potenze sunnite.

Insomma, come spesso avviene, la foglia di fico religiosa – Isis sunnita contro Iran sciita – e lo strumento del terrorismo, benché concreti e radicati, potrebbero contribuire a nascondere ben altri interessi.

Ma tutto ciò, al di là delle cause, sta trasformando un’area sempre più estesa in una vera e propria polveriera: dall’infinita mattanza in Siria, in Libia, in Iraq e in Afghanistan alla crescita di una moltitudine di soldati dell’Isis in Algeria, Tunisia e Pakistan, dalle ambivalenze della Turchia fino ai curdi impegnati nella conquista di Raqqa, dai precari equilibri del Libano e dello Yemen all’Arabia Saudita dove è nata Al Queda, che ha ramificazioni in ampi territori del continente africano, e dove la monarchia sunnita anti-Iran paga le scuole coraniche che alimentano di risorse umane l’Isis. Le schegge di questo panorama di odio e di morte, purtroppo, stanno giungendo anche in questi giorni nelle capitale europee.

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