
La Camera dei deputati ha approvato il 10 giugno 2026 il decreto su salario giusto, incentivi all’occupazione e contrasto al caporalato digitale. Il provvedimento, che vale circa 1 miliardo di euro, di cui 960 milioni destinati agli incentivi per l’occupazione, passa ora al Senato per la conversione definitiva entro il 29 giugno. L’aula ha dato il via libera alla conversione in legge del dl n. 62 del 30 aprile 2026, il cosiddetto decreto Primo maggio, con 137 voti favorevoli, 73 contrari e 2 astensioni.
Al centro della riforma ci sono nuovi bonus per assunzioni, regole sui contratti collettivi e tutele per i lavoratori. Il testo prevede un sostegno all’occupazione stabile attraverso una serie di esoneri contributivi destinati alle imprese che assumono a tempo indeterminato nel corso del 2026. Per le assunzioni di donne svantaggiate viene introdotto il cosiddetto bonus donne, che prevede un esonero contributivo totale fino a 650 euro al mese per un periodo massimo di 12 o 24 mesi. L’importo sale a 800 euro mensili per le lavoratrici residenti nelle regioni della Zona economica speciale unica del Mezzogiorno. Preventivato anche il bonus giovani, destinato alle assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori con meno di 35 anni. In questo caso l’esonero può arrivare a 500 euro mensili, elevabili a 650 euro nelle regioni della Zes unica. Un ulteriore incentivo è rivolto alle piccole imprese fino a 10 dipendenti che assumono lavoratori over 35 disoccupati da almeno 24 mesi nelle aree della Zes unica per il Mezzogiorno. L’agevolazione può raggiungere i 650 euro mensili per due anni.
Tra le novità figura anche un incentivo per la trasformazione dei contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato. Dal 1° agosto al 31 dicembre 2026 i datori di lavoro che stabilizzeranno lavoratori under 35 assunti con contratto a termine entro il 30 aprile 2026 potranno beneficiare di un esonero contributivo totale fino a 500 euro al mese per un massimo di 24 mesi.
Sul fronte dei tirocini extracurriculari, il decreto introduce un limite massimo complessivo di 12 mesi per ciascun gruppo di imprese, mantenendo invariati gli altri vincoli previsti dalla normativa vigente.
La parte più significativa del provvedimento riguarda la definizione normativa del concetto di salario giusto. Il decreto non introduce un salario minimo legale, ma individua come parametro di riferimento il trattamento economico complessivo previsto dai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. La retribuzione di riferimento comprende non solo il minimo tabellare, ma anche mensilità aggiuntive, indennità fisse, welfare contrattuale e tutte le componenti economiche continuative previste dal contratto collettivo applicato. La misura diventa inoltre una condizione essenziale per accedere agli incentivi previsti dal decreto. Le aziende potranno beneficiare delle agevolazioni soltanto se garantiranno ai lavoratori un trattamento economico non inferiore a quello stabilito dai contratti collettivi di riferimento.
Il testo introduce nuovi obblighi informativi per favorire la trasparenza nel mercato del lavoro. Le offerte pubblicate sul Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa (Siisl) dovranno indicare il contratto collettivo applicato e le informazioni relative alla retribuzione prevista.
Viene inoltre rafforzato il ruolo del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel), che sarà chiamato a elaborare ogni anno, di concerto con il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, un rapporto nazionale sulle retribuzioni nel settore privato e a gestire un archivio aggiornato dei contratti collettivi aziendali e territoriali. Tra le novità figura anche l’obbligo di comunicazione del codice alfanumerico associato a ciascun Ccnl, prima dell’inizio dell’attività lavorativa e di comparire nei prospetti paga ai fini del monitoraggio dell’effettiva applicazione dei contratti collettivi.
Il decreto interviene anche sul tema dei rinnovi contrattuali. Dal 1° gennaio 2027 scatteranno meccanismi automatici di adeguamento economico nei casi in cui un contratto collettivo non venga rinnovato entro nove mesi dalla scadenza. L’obiettivo dichiarato è evitare lunghi periodi senza aggiornamenti salariali e garantire una maggiore tutela del potere d’acquisto dei lavoratori. Vengono inoltre rafforzati i controlli sui contratti collettivi di prossimità, soprattutto quando prevedono deroghe peggiorative rispetto alle norme di legge o ai contratti nazionali.
Il testo approvato contiene anche disposizioni di carattere sociale. Le aziende che adottano certificazioni e misure a sostegno della natalità e della conciliazione tra vita privata e lavoro potranno beneficiare di un esonero contributivo fino all’1% dei contributi dovuti, entro il limite di 50 mila euro annui.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
