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Salario giusto, bonus assunzioni e tutele per i rider: ok dal Sento al decreto Lavoro

Il decreto Lavoro 2026 è legge. Il Senato ha approvato definitivamente il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 62 del 30 aprile 2026, confermando la fiducia al governo con 94 voti favorevoli, 61 contrari e due astensioni. Il provvedimento, dal valore complessivo di circa un miliardo di euro, già stato licenziato dalla Camera il 10 giugno, doveva essere convertito entro il 29 giugno.

La riforma interviene in materia di incentivi alle assunzioni, definizione del principio di “salario giusto”, rinnovi dei contratti collettivi, trasparenza nelle offerte di lavoro e nuove tutele per i lavoratori delle piattaforme digitali.

Bonus assunzioni: incentivi per giovani, donne e over 35 – Una parte significativa delle risorse è destinata a favorire il lavoro stabile attraverso esoneri contributivi per le imprese che assumono a tempo indeterminato nel corso del 2026.Per le donne svantaggiate arriva il bonus donne, che riconosce un esonero totale dei contributi fino a 650 euro mensili per un periodo massimo di 12 o 24 mesi. L’incentivo sale fino a 800 euro al mese per le assunzioni nelle regioni della Zona Economica Speciale Unica del Mezzogiorno.Confermato anche il bonus giovani, destinato ai lavoratori under 35 assunti a tempo indeterminato. In questo caso l’esonero arriva fino a 500 euro mensili, elevabili a 650 euro nelle regioni della Zes Unica.Il decreto introduce inoltre un incentivo dedicato alle piccole imprese con non più di dieci dipendenti che assumono lavoratori over 35 disoccupati da almeno due anni nelle aree del Mezzogiorno comprese nella Zes Unica. L’agevolazione può raggiungere i 650 euro al mese per 24 mesi.

Incentivi anche per la stabilizzazione dei contratti a termine – Dal 1° agosto al 31 dicembre 2026 sarà possibile ottenere un ulteriore esonero contributivo per la trasformazione dei contratti a termine in rapporti di lavoro a tempo indeterminato.La misura riguarda i lavoratori con meno di 35 anni assunti con contratto a termine entro il 30 aprile 2026. L’incentivo può arrivare fino a 500 euro mensili per un massimo di due anni.

Salario giusto: riferimento ai contratti collettivi – Tra gli interventi più rilevanti figura l’introduzione del principio di salario giusto.Il decreto non istituisce un salario minimo legale, ma individua come parametro di riferimento il trattamento economico complessivo previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro.La retribuzione di riferimento comprende il minimo tabellare, le mensilità aggiuntive, le indennità fisse, il welfare contrattuale e tutte le componenti economiche continuative previste dal contratto applicato.Il rispetto di questo principio diventa anche una condizione per accedere agli incentivi previsti dal decreto: le imprese potranno beneficiare delle agevolazioni soltanto garantendo ai dipendenti una retribuzione conforme ai contratti collettivi di riferimento.

Più trasparenza nelle offerte di lavoro – Cambiano anche gli obblighi informativi per imprese e datori di lavoro.Le offerte pubblicate sul Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa (Siisl) dovranno indicare il contratto collettivo applicato e la retribuzione prevista.Viene inoltre rafforzato il ruolo del Cnel, che predisporrà ogni anno, insieme al ministero del Lavoro, un rapporto nazionale sulle retribuzioni del settore privato e curerà un archivio aggiornato dei contratti collettivi aziendali e territoriali.Tra gli adempimenti introdotti figura anche l’obbligo di comunicare il codice identificativo del contratto collettivo prima dell’inizio del rapporto di lavoro e di riportarlo nei prospetti paga.

Rinnovi contrattuali più rapidi dal 2027 – Dal 1° gennaio 2027 scatteranno meccanismi automatici di adeguamento economico quando un contratto collettivo non sarà rinnovato entro nove mesi dalla scadenza.L’obiettivo dichiarato è limitare i periodi di blocco salariale e tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori. Contestualmente vengono rafforzati i controlli sui contratti collettivi di prossimità, soprattutto quando prevedono deroghe peggiorative rispetto ai contratti nazionali o alla normativa vigente.

Nuove tutele per rider e lavoro sulle piattaforme digitali – Il decreto rafforza anche la disciplina del lavoro digitale.Dal 1° luglio 2026, i committenti delle piattaforme dovranno predisporre e consegnare ai rider il Libro unico del lavoro, riportando mensilmente il numero delle consegne effettuate e i compensi corrisposti.Sono inoltre previsti maggiori controlli sugli account utilizzati dai lavoratori, con l’obiettivo di contrastare pratiche elusive e fenomeni riconducibili al cosiddetto caporalato digitale.

Misure per natalità e conciliazione vita-lavoro –Tra le disposizioni di carattere sociale, il decreto introduce un incentivo per le imprese che adottano certificazioni e misure a favore della natalità e della conciliazione tra attività lavorativa e vita familiare.L’agevolazione consiste in un esonero contributivo fino all’1% dei contributi dovuti, entro il limite massimo di 50 mila euro annui.

Dopo l’approvazione definitiva, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato il via libera con un messaggio pubblicato su X. “Oggi il Senato ha approvato in via definitiva il decreto Lavoro. Manteniamo gli impegni presi con gli italiani: difendere chi lavora, favorire nuove occupazioni, premiare le imprese che investono sul lavoro di qualità. Lo facciamo introducendo il principio del salario giusto e intervenendo sulla disciplina dei rinnovi dei contratti collettivi, incentivando le assunzioni per giovani e donne, favorendo la conciliazione tra vita familiare e lavoro, contrastando sfruttamento e caporalato digitale.”

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