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L’Italia dei piccoli comuni: le ricadute positive del turismo diffuso

Il comparto turistico italiano conferma la propria solidità nel panorama europeo. Nel mese di maggio 2026 il Belpaese ha registrato il più alto tasso di saturazione delle prenotazioni online tra le principali destinazioni del Continente, raggiungendo il 55,1% e superando concorrenti storici come Grecia, Francia e Spagna.

Anche sul fronte dei flussi turistici emergono segnali particolarmente positivi. A marzo gli arrivi hanno sfiorato i 9 milioni, mentre le presenze hanno superato quota 26 milioni. L’incremento ha interessato sia il mercato domestico sia quello internazionale, confermando il crescente appeal dell’Italia come destinazione capace di attrarre visitatori durante tutto l’anno e non soltanto nei mesi di alta stagione.

Tuttavia emerge una criticità strutturale: la maggior parte dei flussi si concentra in un numero limitato di destinazioni, mentre vaste aree del territorio restano ai margini dei benefici economici generati dal turismo. È da questa constatazione che nasce l’Osservatorio sul turismo diffuso in Italia, realizzato da TEHA Group in collaborazione con Airbnb. L’analisi si concentra sui comuni con meno di 30 mila abitanti e valuta il ruolo del turismo diffuso come possibile leva per favorire uno sviluppo più equilibrato e sostenibile del settore.

I dati evidenziano una forte concentrazione della domanda turistica. Il 20% dei comuni italiani, pari a 984 municipalità, assorbe il 90,4% degli arrivi nazionali. Ancora più significativo il dato relativo alle destinazioni più popolari: appena 20 comuni, lo 0,4% del totale, attirano il 32% dei turisti che visitano l’Italia.

Le conseguenze sono evidenti. Da una parte si registrano fenomeni di overtourism nelle principali città d’arte e località turistiche, con pressioni crescenti su infrastrutture, servizi e qualità della vita dei residenti. Dall’altra, migliaia di territori ricchi di attrattive culturali e naturalistiche restano esclusi dai principali flussi.

A questo squilibrio si aggiunge una forte stagionalità. L’indice di picco stagionale dell’Italia raggiunge quota 2,17 contro una media europea di 1,97. In pratica, nel mese di agosto le presenze turistiche superano di oltre il doppio la media annuale. Un dato che colloca il Paese al 21° posto tra i 27 Stati membri dell’Unione europea per distribuzione equilibrata dei flussi durante l’anno.

I piccoli comuni con meno di 30 mila abitanti costituiscono il 96,1% del totale e ospitano circa 32 milioni di residenti, oltre la metà della popolazione nazionale. Nonostante ciò, questi territori affrontano da anni un progressivo declino demografico ed economico. Tra il 2019 e il 2024, i comuni con meno di 5 mila abitanti hanno perso il 3,5% della popolazione. Oltre un terzo di essi ha registrato una riduzione dei residenti superiore al 5% nello stesso periodo.

Anche il mercato immobiliare riflette questa tendenza. Nei piccoli centri il valore medio degli immobili residenziali si ferma a 971 euro al metro quadrato, contro i 1.545 euro registrati nei comuni più grandi. Complessivamente, tra il 2019 e il 2024 il patrimonio immobiliare di queste aree ha subito una perdita di valore stimata in 32 miliardi di euro.

Sul fronte reddituale, il divario resta significativo. Il reddito imponibile medio nei piccoli comuni è pari a 21.123 euro annui, rispetto ai 23.440 euro delle realtà urbane più popolose. Eppure è proprio qui che si concentra una parte rilevante del patrimonio culturale italiano. Nei comuni sotto i 30 mila abitanti si trovano il 64% dei musei e delle gallerie d’arte, il 67% dei parchi e delle aree archeologiche, il 62% dei monumenti e complessi monumentali. Inoltre, il 75% dei ristoranti stellati Michelin e l’80% dei comuni interessati dai 61 siti Unesco italiani appartengono a questa categoria.

Lo studio analizza l’impatto di Airbn sui piccoli comuni italiani che attraverso la crescita dell’ospitalità alternativa, ha ampliato l’offerta ricettiva in territori spesso privi di strutture alberghiere. Tra il 2019 e il 2025 gli alloggi disponibili su Airbnb nei comuni con meno di 5 mila abitanti sono aumentati del 221%. Oggi la piattaforma è presente con almeno una struttura nel 75% dei piccoli comuni italiani e rappresenta l’unica forma di ospitalità disponibile nel 31% di essi. La percentuale sale al 34,9% nei centri con meno di 5 mila residenti.

Lo studio stima che nel 2025 i turisti ospitati tramite Airbnb nei piccoli comuni genereranno un impatto economico complessivo di circa 836 milioni di euro. Il moltiplicatore economico è pari a 2,42: per ogni euro speso direttamente dai visitatori se ne attivano altri 1,42 all’interno delle economie locali. L’effetto complessivo si traduce in un contributo al Pil di 379 milioni di euro e nel sostegno a circa 4.600 occupati equivalenti a tempo pieno. Numeri che evidenziano come la presenza di visitatori possa avere effetti che vanno oltre il comparto ricettivo, coinvolgendo commercio, ristorazione, servizi e attività culturali, con ricadute positive anche sul tessuto sociale dei territori. Secondo l’analisi, un aumento dell’1% degli alloggi Airbnb nei piccoli Comuni è associato, nel medio periodo, a una crescita dello 0,3% della popolazione residente. Nei circa 5 mila comuni che hanno registrato un incremento dell’offerta tra il 2019 e il 2024, questo fenomeno avrebbe contribuito a un saldo positivo stimato in 34 mila abitanti aggiuntivi.

Anche il mercato immobiliare avrebbe beneficiato della maggiore attrattività turistica. Lo studio stima che la presenza della piattaforma abbia contribuito a preservare circa 27,1 miliardi di euro di valore immobiliare, rallentando il processo di svalutazione che interessa molte aree periferiche e interne del Paese. Per i proprietari coinvolti nelle locazioni brevi, inoltre, i ricavi derivanti dall’attività hanno rappresentato un’integrazione media del reddito lordo pari al 28%, in una fase caratterizzata dalla riduzione del potere d’acquisto dei salari reali.

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