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Legge di bilancio: investimenti e niente Irpef agricola

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Il governo ha presentato ufficialmente la finanziaria 2017. La chiamiamo, per vecchia abitudine, finanziaria, ma il uso nome, negli ultimi anni, era legge di stabilità, nome che evocava il Patto europeo di stabilità e crescita. Un’evocazione che era quasi diventata spiacevole, perché agli occhi di molti la stabilità (cioè i vincoli di bilancio, l’austerità, i tagli alla spesa) è diventata una parola che evoca pesanti doveri più che speranze. Da quest’anno, si chiamerà legge di bilancio. Il cambiamento non è solo cosmetico, si chiama legge di bilancio perché in effetti riunisce legge di stabilità e legge di bilancio, che erano sinora due cose diverse e separate. Quindi la nuova legge di bilancio riporterà nella sua prima sezione le misure per realizzare gli obiettivi prefissati (la “stabilità”), mentre nella seconda sezione ci sarà il vero e proprio bilancio di previsione. Sarà una legge triennale, anche se continuerà a essere ripartita anno per anno. Il governo ha proposto x obiettivi. Il deficit, in primo luogo: è fissato al 2,3% del Pil, qualcosa in più di quanto chiede l’Europa ma sarebbe il più basso degli ultimi dieci anni; La crescita del Pil (prodotto interno lordo)è fissata al 1%. Per arrivare a questo, il governo prenderà soldi freschi dalla voluntary disclosure, insomma l’autodenuncia per chi abbia contanti nascosti sotto il mattone. A differenza degli “scudi fiscali” già attuati da altri governi, si rivolgerà piuttosto a chi ha contanti in Italia non denunciati al fisco. In pratica, si riparte dalla convinzione che l’economia sommersa sia un’enorme colonna nascosta dell’economia italiana, e si cerca di farla venire alla luce con le buone, oltre che darle la caccia con le cattive (la caccia agli evasori). Assieme alla riforma delle riscossioni, che liquiderà Equitalia, troppo costosa e farraginosa, nell’idea di abbattere i contenziosi sulle cartelle di multe e tasse, facendo pagare di meno ma più rapidamente, si pensa di recuperare così 6 miliardi. Al di là dei conti, c’è l’idea di un fisco che oltre al bastone usa la carota: cerca di far pagare più persone, ma bonariamente, un calumet della pace a evasori volontari e involontari. Un’altra linea di entrata si attende dalla riorganizzazione dei fondi e degli acquisti della pubblica amministrazione: si ammette che Pantalone pagava tanto e male, e si prevede un grande risparmio solo mettendo ordine nel sistema, che deve essere davvero messo male se i margini di recupero sono previsti in 1,6 miliardi di “riorganizzazione” e 3,3 miliardi di riduzione di acquisti di beni e servizi pagati troppo cari. In conclusione, invece che il tradizionale “tassa e spendi” della sinistra, la via “socialdemocratica” del governo Renzi è “risparmia e spendi”, razionalizzare sprechi pubblici e privati per avere più fondi da investire in sanità, infrastrutture e scuole senza aumentare, anzi diminuendo la pressione fiscale. Le spese per i richiedenti asilo che sbarcano sulle coste italiane verranno tenute fuori dal Patto di stabilità con l’Europa per una cifra pari allo 0,2% del Pil, un altro elemento che aiuterà a far quadrare i conti. Notevole è il segnale che viene lanciato con l’abolizione dell’Irpef agricola, cioè l’imposta sul reddito calcolata non sul reddito reale dell’agricoltore, ma su quello presunto del valore fondiario dei terreni. Ecco quindi, sul versante delle spese, 1,9 miliardi per il pubblico impiego, specialmente per gli stipendi dei corpi di polizia, invero storicamente malpagati, e 3 miliardi in più per gli enti locali, che in questi anni hanno visto diminuire la loro0 capacità di spesa sul territorio. Il governo, del resto, “doveva” qualcosa ai Comuni, visto che ha abolito l’Imu e la Tasi sulla prima casa in nome di un fisco più gentile con i contribuenti, e asili, viabilità e servizi sociali i Comuni devono pur sostenerli. Un impegno importante riguarderà il territorio, con 7 miliardi per il dissesto idrogeologico. 1 miliardo alle scuole anche alle scuole non statali (questo apre da sempre una polemica, perché la Costituzione, come noto, stabilisce che la scuola privata non deve comportare oneri per lo stato, la risposta è che le scuole, quando “paritarie”, svolgono una funzione pubblica). In generale, il governo prevede 12 miliardi di pubblici investimenti in tre anni, si abbandona definitivamente, quindi, l’ideologia della cosiddetta “austerità espansiva”, cioè che i risparmi sulla spesa pubblica lascino più spazio al mercato e quindi, in prospettiva, generino sviluppo. Al contrario, il governo occupa saldamente una posizione tradizionale di centrosinistra, dichiarando che il mercato ha bisogno dello stimolo pubblico per funzionare. Oltre alle grandi opere, bonus fiscali anche condomini, e spesa sociale per i più poveri, con il “reddito di inclusione”. Quest’ampia manovra economica prevede, come si diceva sopra, il raggiungimento dei due obiettivi del +1 di Pil e del 2,3% di deficit. La polemica politica si è accentrata, naturalmente, su quest’aspetto: sono obiettivi raggiungibili? Molte critiche hanno sostenuto che le previsioni economiche non consentono di credere a queste cifre: Senza stare a ricordare l’antica battuta sulle previsioni degli economisti, se siano più o meno credibili di quelle della zingara, la differenza è che il governo non “osserva” soltanto l’economia, ma cerca di orientarla. La differenza di previsioni si potrebbe quindi spiegare con la naturale differenza tra gli analisti, che osservano la situazione com’è oggi, e il governo, che può lavorare per cambiare le condizioni (e se cambieranno le condizioni, gli analisti cambieranno le loro previsioni). Naturalmente, la conseguenza è che se gli obiettivi non saranno raggiunti, il governo difficilmente potrà sollevare scuse. Tutti gli onori e tutti gli oneri, quindi.

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