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Cosa frena la crescita

L’economista Carlo Cottarelli, sul Corriere della Sera di oggi, con la solita chiarezza indica nella pressione fiscale (più elevata di sei punti percentuali rispetto alla Spagna), nella burocrazia, nel costo dell’energia (più alto di quasi il 60% rispetto alla stessa Spagna) e nella denatalità che determina difficoltà nel reperire personale da parte delle aziende, parallelamente all’assenza di un programma di immigrazione regolare, i quattro ostacoli che frenano la crescita italiana. In primis, la capacità di fare attività d’impresa.

Cottarelli aggiunge sul banco degli imputati, più in sordina, inflazione e aumento della spesa pubblica, ricordando anche il peso del debito pubblico (che frena gli investimenti). E sottolinea l’importanza del Pil reale, il Prodotto interno lordo (“depurato” dall’aumento dei prezzi), che non è una percentuale solo per analisti, ma, semplificando, “è quello che gli italiani portano a casa dall’attività lavorativa o da altre fonti di reddito e che può essere usato per consumare, risparmiare e investire”. Ecco perché la crescita è importante per tutti.

Se nella seconda metà del Novecento il Pil italiano è quasi sempre aumentato, le recessioni globali conseguenti alla crisi finanziaria scoppiata nel 2008 negli Usa con i mutui subprime e la pandemia da Covid del 2020 hanno accentuato i problemi derivanti principalmente dalle quattro cause ben individuate da Cottarelli. Anche il passaggio della lira all’euro non è stato gestito in maniera impeccabile, per usare un eufemismo, e certi periodi politicamente non felici hanno accentuato la fuga di capitali all’estero.

Se è vero che negli ultimi anni sono aumentati i posti di lavoro, crescono di numero soprattutto quelli di bassa qualità. Inoltre i giovani restano i più penalizzati, con tutto quello che ne consegue in termini di innovazione. A risentirne è principalmente la produttività.

Le indicazioni di Cottarelli sulla riduzione della pressione fiscale su lavoro e imprese, sul taglio della burocrazia, sul rendere l’energia meno cara, sul mettere in campo misure per combattere la denatalità, sull’aumentare l’efficienza dello Stato per ridurre il debito – che vedono l’Unsic in prima fila nella condivisione – dovrebbero occupare le prime pagine dell’agenda dei partiti. E su cosa possa/debba fare la politica italiana per alimentare la crescita del nostro Paese, che favorirebbe anche il calo del debito pubblico, l’economista ed ex senatore aggiunge un’interessante proposta di legge, che l’ha visto primo firmatario, rilanciata da lui stesso nei giorni scorsi dal canale – da 30mila iscritti – Inglorious Globastards di Alberto Forchielli e Fabio Scacciavillani (su Youtube).

Cottarelli s’è soffermato, in particolare, su questa proposta di legge di cui si torna a parlare in questi giorni grazie alla raccolta di firme (17.500 in una settimana) promossa dalla Fondazione Luigi Einaudi di Roma: i partiti dovrebbero indicare anche le coperture di spesa per ogni proposta elettorale, come già avviene in tanti Paesi europei (ha iniziato l’Olanda molti anni fa, seguita da Svezia e Belgio, la Grecia ha varato la legge tre anni fa).

L’economista evidenzia come nelle ultime elezioni del 2018 e del 2022 le promesse elettorali hanno implicato impegni di spesa per circa 150 miliardi complessivi l’anno, un’assurdità. Infatti la maggior parte di quelle proposte è caduta nel vuoto. Indicare le coperture renderebbe le promesse perlomeno più concrete e soprattutto più fattibili.

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