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Forze dell’ordine, presidio democratico

La vicenda della morte a Bologna di Abderrahim Fakir, 42 anni, mentre era ammanettato dalla Polizia di Stato, ha riacceso la polemica politica sull’operato delle forze dell’ordine. Vicenda ovviamente gravissima, la verità va ricercata con rigore. Ma ciò non può determinare puntualmente, da parte di alcuni settori della nostra società, l’alimentazione del clima d’odio e la delegittimazione delle divise, per usare un eufemismo rispetto alla rituale guerriglia urbana contro gli agenti (una settantina quelli rimasti feriti a Bologna nel corso degli scontri).

Il ruolo delle forze dell’ordine è basilare per la nostra democrazia. Gli uomini in divisa controllano il territorio, mantengono l’ordine pubblico, vigilano sulla sicurezza, prestano soccorso, intervengono nelle tante situazioni di dissidio prevenendone o attenuandone le conseguenze. Sinteticamente, difendono gli interessi diffusi della collettività. Sono funzioni certamente complesse. Rese ancora più difficili dall’accentuarsi dei problemi sociali, che richiedono anche continui aggiornamenti e strumenti adatti. Ma le criticità, per il loro sereno operare, sono molteplici.

C’è innanzitutto un problema di organici. A fronte di una dotazione di 109.321 unità, la forza effettiva della Polizia di Stato è di 96.508, con uno scoperto di 12.813 agenti. I continui scontri di piazza fanno crescere ovviamente anche le cause di servizio. La situazione dei carabinieri non è dissimile: dotazione di 121.096 unità e forza effettiva di 111.369, con una differenza di 9.727. Guardia di finanza: 63.885 unità, forza effettiva di 58.126, scoperto di 5.759. Polizia penitenziaria: 42.850 unità, forza effettiva di 37.410, differenza di 5.440 unità. I numeri sono stati diffusi a novembre scorso dalla sottosegretaria al ministero dell’Interno Wanda Ferro, deputata di Fratelli d’Italia, in risposta a un’interrogazione parlamentare. All’appello mancano circa 33mila persone. Il 5 agosto entreranno in servizio 3.133 nuovi poliziotti e per la prima volta ci saranno più immissioni rispetto ai pensionamenti grazie all’attuale governo.

I sindacati di settore denunciano però carenze tra il 25 e il 30% a Milano, tra il 20 e il 25% a Roma, Napoli e Palermo. A Genova e Firenze mancano tra le 500 e le 600 unità.

C’è poi il problema dell’età media estremamente alta, sui 46-47 anni. Oltre il 55% dei poliziotti ha più di 45 anni, il 22% più di 55 anni, il 40% dei carabinieri ha più di 50 anni. Il blocco del turn-over, iniziato nel 2011 con il governo Monti, con il tetto del 75% di nuove assunzioni, ha reso più pesante la situazione.

C’è ancora la questione stipendi, mediamente bassi. Secondo i calcoli del sindacato Silp, il nuovo contratto garantirà incrementi netti reali del 4,6%, inferiori al 6,3% dell’inflazione prevista cumulata nel periodo 2025-2027.

Riguardo, quindi, agli ignobili scontri di Bologna, doveroso il richiamo alla poesia di Pasolini scritta per la rivista Nuovi Argomenti e pubblicata in anteprima dal settimanale L’Espresso il 16 giugno 1968. Alcuni versi della poesia recitano così: “Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti. Perché i poliziotti sono figli di poveri… conosco assai bene il loro modo di essere stati bambini e ragazzi, le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui, a causa della miseria, che non dà autorità. La madre incallita come un facchino, o tenera per qualche malattia, come un uccellino; i tanti fratelli; la casupola…”. Da allora è cambiato davvero poco.

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