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La sconfitta dell’Occidente in Iran

Per quanto le vicende che riguardano Trump potrebbero cambiare da un’ora all’altra, il testo del preaccordo degli Stati Uniti con l’Iran conferma non soltanto l’inutilità, ma anche la dannosità dell’ennesimo conflitto bellico per il popolo americano, abituato da decenni a questo non proprio fecondo ruolo di “gendarme del mondo”.

In sostanza, grazie al blocco dello Stretto di Hormuz, che ha paralizzato il commercio mondiale, gli iraniani hanno tenuto sotto scacco gli americani. Ed ora i 14 punti del preaccordo confermano, di fatto, la vittoria dei persiani nel lungo braccio di ferro.

Emblematica la rimozione delle sanzioni internazionali imposte nel corso dei decenni contro l’Iran, nonché lo sblocco dei fondi iraniani congelati all’estero (tra i 25 e i 100 miliardi di dollari). Saranno annullati i divieti alle esportazioni di idrocarburi imposti all’Iran, per cui molte nazioni torneranno a comprare petrolio iraniano.

I persiani ottengono pure risarcimenti per ripagare i danni provocati dai bombardamenti statunitensi e israeliani, una sorta di paradosso con pochi precedenti storici: è previsto un fondo di ricostruzione e sviluppo del valore di “almeno 300 miliardi di dollari” mentre, di solito, avviene il contrario (ricordiamo che furono anche i rilevanti risarcimenti imposti alla Germania sconfitta al termine della prima guerra mondiale ad alimentare il nazismo).

Inoltre il primo dei punti del preaccordo prevede l’interruzione dei combattimenti su tutti i fronti, “compreso il Libano”, benché sarà difficile che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu fermi le operazioni militari.

Se è vero che tutto questo è bilanciato dalla riapertura dello stretto di Hormuz entro 30 giorni, non è escluso che l’Iran in futuro possa addirittura richiedere un pedaggio alle navi per il passaggio e che ciò potrebbe rappresentare un precedente pericoloso per altre richieste in passaggi essenziali per il commercio, ad iniziare dal canale di Suez.

Ci sono altre conseguenze nefaste per l’Occidente e per l’opposizione iraniana: un regime che sembrava sull’orlo dell’abisso ora si rafforzerà anche economicamente, mentre nulla fa presagire interruzioni nei finanziamenti assicurati dai vertici iraniani ad Hamas e Hezbollah. E nulla cambierà anche sul fronte del nucleare: l’Iran promette che non produrrà mai armi nucleari, così come aveva assicurato prima della guerra, mentre continuerà la ricerca per scopi civili.

La domanda centrale è allora: a cosa sono serviti i pesanti bombardamenti se non a provocare migliaia di vittime e tanta distruzione?

Un’ultima considerazione: quanto tempo durerà un accordo del genere, che di fatto peggiora le cose per Usa e Israele?

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