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L’arte piange Battiato, voce della cultura mediterranea

Non è facile parlare di Franco Battiato, artista eclettico e poliedrico, spesso fascinosamente complicato, un gigante della cultura universale e un esempio di vita. Ci ha lasciato fisicamente poche ore fa, ma la cui presenza artistica sarà perenne. La sua musica, per citare uno dei brani più belli, “supererà le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce”. E non invecchierà mai.

Franco Battiato

In epoche sempre più segnate dall’imbarbarimento e dal degrado, da un’erudizione posticcia, dalla chiacchiera da salotto televisivo, Battiato ha sempre giganteggiato con i suoi equilibri, i suoi silenzi, le sue misurate perle di saggezza, i frutti delle sue pratiche mistiche, compresa la meditazione quotidiana, le infinite letture. È stato un punto di riferimento per tanti estimatori che hanno trovato nelle sue opere, con la propria sensibilità, “impressioni” sempre profonde. Anche quella musica apparentemente “leggerissima” in realtà non è mai banale. Così come i primi video dei suoi successi, frutto di una creatività inesauribile.

Il poliedrico musicista siciliano, anche poeta, regista e pittore, unico e inimitabile con i suoni dal fascino mediorientale, con i preziosi arrangiamenti, con la ricerca mistica, con i testi imbevuti di tradizione mediterranea, ha offerto l’incanto più alto. Tanti suoi titoli apparentemente incomprensibili, come “Un cammello in una grondaia”, si ispirano alla cultura più elevata, in questo caso ad Al-Biruni, scienziato persiano del XII secolo. Mentre il gesuita cinquecentesco Matteo Ricci, il primo scienziato a raggiungere “la corte dell’imperatore”, è l’ispiratore del celebre “Centro di gravità permanente”, dove cita anche i “capitani coraggiosi” di Kipling e due riferimenti perenni della sua ricerca, il filosofo armeno Georges Ivanovič Gurdjieff e il suo allievo Piotr D. Ouspensky. La capacità di inserire citazioni dotte e parole semplici nei brani di successo è una caratteristica dell’arte di Battiato, che si è avvalsa delle preziose collaborazioni del filosofo Manlio Sgalambro e del violinista Giusto Pio.

Emozioni incomparabili, viaggi nel tempo, ricerca, surrealismo, spaziando – sempre con qualità assoluta – tra un grande ventaglio di generi, dalla musica sperimentale al rock progressivo, dal pop fino alla produzione colta, compresa la scrittura di tre opere liriche e la regia di due film. Il suo album “La voce del padrone”, il primo in Italia a superare il milione di copie vendute, ha segnato un’epoca con brani che tutti abbiamo cantato, da “Bandiera bianca” a “Centro di gravità permanente”, compreso quel “Cuccuruccucù” che diventò, paradossalmente e per scelta dello stesso Bearzot, la colonna sonora del Mondiale calcistico del 1982 in Spagna vinto dagli azzurri.

In queste ore è un susseguirsi di messaggi di cordoglio, di ricordi e di brani che hanno segnato la storia della musica, perché Battiato, sempre riservato nella vita, fa parte della sfera più intima di tantissimi ammiratori. Il suo “La cura” è inserito tra le canzoni più belle degli ultimi decenni. E poi “E ti vengo a cercare”, “Povera Patria”, “Oceano di silenzio”, “Voglio vederti danzare”, “La stagione dell’amore”, “Prospettiva Nevski”. E ancora “Alexander Platz”, uno dei biglietti da visita di Milva, “Per Elisa” con cui Alice ha vinto Sanremo, “Un’estate al mare” e “Lettera al governatore della Libia” portate al successo da Giuni Russo, altra icona della musica italiana.

Grazie Maestro per la sua poesia in musica, per le melodie scolpite nella memoria collettiva. Con la morte, che lei non ha mai temuto credendo nelle reincarnazione, troverà l’alba dentro l’imbrunire.

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