
Alla fine, in fondo, saranno il gioco e i risultati a cancellare tutto il resto. Si continuerà a parlare di Ronaldo e Messi, di Mbappé e Haaland, di Salah e Vinicius. E dei giovani che si metteranno in mostra, lo spagnolo Yamal su tutti. Le emozioni non mancheranno. Ma il Mondiale di calcio che inizia oggi con l’incontro tra i padroni di casa del Messico e il Sudafrica porta palesemente i segni della profonda trasformazione che questo sport professionistico sta subendo negli ultimi anni. Riflesso anche (e come sempre) dei cambiamenti sociali ed economici.
Tanto più che tra i tre Paesi ospitanti – la triade Canada-Messico-Usa, una delle tante novità – gli Stati Uniti, che da sempre fanno la parte di comprimari di questa disciplina soprattutto per la scarsa spendibilità pubblicitaria, potranno in questo caso accentuare l’evoluzione verso uno show non più nel solco poetico – raccontato, tra gli altri, da tanti nostri artisti, da Pasolini a Saba, da Raboni a Sereni – ma nello stile Superbowl con i suoi eccessi e il suo marketing prorompente. Il calcio come spettacolo sempre più allargato, all’insegna dell’intrattenimento totale e del business costantemente collegato. Le partite inserite in un’infinita kermesse commerciale con gli ancheggiamenti di Shakira o Katy Perry.
In effetti, tutto sarà smisurato, a cominciare dalla presenza di ben 1.248 convocati e 48 nazionali, con quella italiana che purtroppo rimane a casa nel “bel suol natal” nonostante i quattro titoli vinti, le due finali perse, la presenza nelle prime quattro nel 50% delle prime 18 competizioni. E un calendario gigantesco di 104 partite in 39 giorni e in 16 città sedi dei match. C’è chi ha calcolato ben 4.500 chilometri di distanza tra gli stadi più lontani tra loro. Insomma, è tramontata quell’attenzione sociale, storica e persino antropologica verso il Paese ospitante, protagonista indiscusso della competizione al di là dei risultati della propria squadra. Il calcio del futuro sarà sempre più globalizzato e fluido. Triste, ma ce ne faremo una ragione assorti, davanti ad una pizza e ad una birra, nelle prodezze di Mané o di Kane, di Raphinha o di Dembelé.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
