domenica , Luglio 26 2026
Home / Comunicazione / Il Presidente / Il rischio caldo: sicurezza, organizzazione e responsabilità per imprese e lavoratori

Il rischio caldo: sicurezza, organizzazione e responsabilità per imprese e lavoratori

Il caldo, sempre più eccessivo d’estate, in base ai dati dei climatologi e alla sensibilità delle persone, è ormai uno degli argomenti fissi nei sommari dei telegiornali durante l’attuale stagione. È una notizia sempre di grande interesse in quanto particolarmente vicina alla quotidianità di tutti i cittadini-utenti, stressati dalle alte temperature.

La frase che più si avverte in questi giorni è che dobbiamo adattarci ai cambiamenti, in quanto stanno diventando strutturali. Le ondate di calore non sono più saltuarie, ma sempre più di frequente si ripetono per settimane. Non parliamo più di fenomeni isolati, ma di un elemento con cui dobbiamo fare i conti definitivamente. Ad esempio, a Roma nei giorni scorsi c’è stata l’ennesima grandinata con chicchi grandi come noci, fenomeno accaduto raramente in passato in quanto più frequente nel Nord Italia.

Ergo, occorre passare dall’approccio “straordinario” ed “emergenziale” del fenomeno ad uno più strutturale, ben organizzato e responsabile. Le amministrazioni locali già si stanno attrezzando, ripensando ad esempio l’arredo urbano.

Sul fronte aziendale è necessario un nuovo patto tra impresa e lavoratore, che sia produttivo per entrambi. L’impegno vale soprattutto per le aziende più piccole in quanto la materia richiede importanti investimenti economici per l’adeguamento alla nuova situazione climatica. Del resto, i rischi termici incidono pesantemente sulla salute dei lavoratori, anche nella mobilità dall’abitazione al posto di lavoro, e sulla produttività poiché diventano più difficili l’applicazione e la concentrazione a causa dei malesseri legati a stress termico. Occorre, infine, tenere presente che i picchi di caldo accrescono l’assenteismo, causa anche l’aumento del ricorso alle cure sanitarie.

Per un datore di lavoro, ignorare il rischio legato all’eccesso di calore comporta responsabilità legali, la cui conoscenza va assolutamente approfondita. Ad esempio, norme, ordinanze locali e regolamenti impongono limiti e obblighi nelle ore più calde per le attività esposte al sole, ciò per prevenire incidenti e drammi sul lavoro. Le ordinanze regionali possono prevedere restrizioni orarie per attività esposte al sole. Adeguarsi incide anche sulla sfera economica in quanto la conformità costituisce una tutela legale per l’impresa.

Le misure contro l’eccesso termico vanno ormai inserite stabilmente nel Piano di salute e sicurezza aziendale. Necessaria anche la verifica della loro efficacia. E al di là del settore aziendale, occorre prendere coscienza che la valutazione del pericolo microclimatico ha assunto ormai un ruolo basilare nella valutazione del rischio (DVR). Il monitoraggio del microclima per postazione e mansione, la rimodulazione degli orari e dei turni, incrementando le pause, l’importanza dei dispositivi di protezione per le attività più rischiose, la formazione (dalla prevenzione all’individuazione dei sintomi fino alle nozioni di primo soccorso), il ruolo dei presidi sanitari sono elementi centrali. Non va trascurata anche l’educazione alimentare, compresa l’attenzione all’idratazione.

La gestione del rischio termico deve insomma diventare abitudine strutturata per un’azienda, con misure concrete per custodire la salute – e quindi la produttività – di un dipendente.

Le piccole imprese non possono essere lasciate sole: servono linee guida semplici, sostegni, formazione, ammortizzatori sociali utilizzabili e una pubblica amministrazione che accompagni, non solo che sanzioni.

Check Also

L’economia “schiava” della guerra all’Iran

Sembra ormai certo che sono in corso preparativi per un’escalation degli attacchi statunitensi contro l’Iran, …